di RENATO MANNHE1MER
Oggi è il gran giorno degli indecisi, che rappresentano, ancora alla vigilia delle elezioni, il 25% dell'elettorato (ma molti si asterranno). Su di loro si concentrano in queste ore le attenzioni dei leader. Ma la generica dizione di «indecisi» comprende più categorie di persone: se ne possono individuare almeno cinque tipi.
Il più numeroso (grosso modo il 60% degli indecisi) è costituito dai disinteressati alla politica. Sanno delle elezioni, ma se ne sentono estranei, poiché non riguardavano la loro quotidianità. Tanti finiranno col non votare. Giacomo M., operaio Veneto: «Io non ci ho mai capito niente. Ho altro a cui pensare. Domenica sto a casa». Ma per alcuni il senso del dovere civico finisce col prevalere. Francesca F., impiegata abruzzese: «A scuola dicevano che bisogna assolutamente votare. Allora, negli ultimi giorni, ho provato a guardare un po' di politici alla televisione. Ce n'è uno che mi pare più carino. La volta scorsa ho deciso proprio nella cabina (nel 2006 si è comportato così il 5% degli elettori) ma credo che lo voterò».
Una seconda categoria (all'incirca il 25%) ha già un orientamento di massima, centrodestra o centrosinistra, ma è comunque perplesso. Spesso l'abitudine a votare il «proprio» partito, che rispecchia interamente le opinioni personali, cozza contro la pur condivisa adesione ad una logica bipolare. Augusto B., avvocato a Roma: «Io ho sempre votato a sinistra. Ho provato a capire dai giornali qual è il voto davvero "utile". Ma ho visto che la cosa cambia di regione in regione. Mi consulterò con un amico esperto». Anche qui c'è chi è attratto dall'astensione: Maria C., casalinga a Belluno: «Nel 2006 ho scelto Prodi, che poi mi ha deluso. Adesso dovrei votare Veltroni che però non mi convince del tutto. Non so ancora se andrò alle urne. Intanto ascolto ciò che dice alla televisione».
Ci sono poi gli arrabbiati (10% degli indecisi), persone letteralmente disgustate dalla politica e dai suoi protagonisti. Ludovico G., architetto in provincia di Napoli: «Sono tutti uguali. Ce n'è uno che mi sembra un pò più onesto degli altri. O voto lui o mi astengo. Sto facendo una ricerca su Intemet per saperne di più e scegliere».
La quarta categoria di indecisi (5% circa) è rappresentata da chi è uso al voto «eterodiretto» e segue le indicazioni di una terza persona, ritenuta più esperta o, più spesso, capace di individuare la scelta più vantaggiosa.
L'ultimo gruppo è il più modesto numericamente (meno dell'1%). Sono gli «analisti imparziali». Persone spesso molto interessate alla politica e che tuttavia non si sentono necessariamente appartenenti ne tanto meno identificate con uno schieramento. Cercano di valutare pregi e difetti di ciascuno per scegliere poi «razionalmente». Anna F., consulente a Milano: «Ho letto tutto e di tutto. Quasi quasi faccio come suggerisce Sartori: voto uno al Senato e l'altro alla Camera». Nel loro insieme, gli indecisi sono i veri protagonisti di queste ore. Dal loro orientamento dipende, ancora una volta, l'esito finale delle consultazioni.
CORRIERE DELLA SERA
di Piero Ignazi
La campagna elettorale dai toni soffusi non ha retto e si sta chiudendo con un crescendo di asprezze. Sorprende però che la radicalizzazione della polemica venga dal centro-destra. In linea di principio, chi è m testa non ha interesse a forzare i toni perché provoca una chiamata alle armi dell'avversario. Perché allora il Cavaliere e il suo fido alleato Bossi hanno incominciato a sparare a zero sugli avversar!? L'unica ipotesi razionale è che anche Pdl e Lega non si sentano più sicuri del successo e abbiano bisogno di mobilitare i propri elettori con messaggi forti. L'esperienza del 2006 ha insegnato loro che una campagna elettorale "urlata" e fuori dalle righe può produrre risultati insperati fino alla vigilia del voto. L'improvvisato comizio di Silvio Berlusconi al meeting confindustriale di Vicenza due anni fa, a pochi giorni dalle elezioni, infiammò i sostenitori di Forza Italia e consentì di recuperare il consenso di tanti incerti e indecisi. Allo stesso modo, in questi giorni, il leader del Pdl ha polemizzato duramente con tutte le istituzioni e tutti i possibili competitori. Ha accusato dipar-tigianeria le istituzioni di garanzia, dalla Presidenza della Repubblica alla Corte Costituzionale, ed ha accusato una volta di più i propri awersari di disonestà ritenendoli capaci, e sostanzialmente già colpevoli, di brogli elettorali. In questo modo il Cavaliere, oltre a presentarsi come vittima di forze maligne, potenti e oscure al fine di sollecitare il consenso dei suoi elettori - un consenso che si sta erodendo di giorno in giorno - prepara il terreno per le sue mosse successive. Nel caso vincesse di misura, potrebbe intonare di nuovo il refrain dei "poteri forti" che im- gere per soluzioni "eccezionali", di cui la richiesta di dimissioni del presidente Giorgio Napolitano costituisce un'anticipazione. Nel caso perdesse, la responsabilità sarà addebitata automaticamente alla disonestà degli awersari, perché il Pdl è in netto vantaggio, a quanto dicono i sondaggi (in questo caso, chissà perché, le agenzie de-moscopiche non sono accusate di essere asservite alla sinistra. come diceva il Cavaliere nel 2006, quando tutte lo davano sconfitto...), e quindi non può perdere altro che per brogli. Con questa polemica il leader. del centro-destra si appresta a non riconoscere la sconfitta, a considerarla illegittima e a produrre una tensione istituzionale simile a quella di due anni fa. Questo forcing polemico avvelena l'atmosfera ma fornisce al centro-destra una formidabile arma di pressione psicologica sugli awersari, costretti a difendersi senza aver commesso alcunché di illecito. Le accuse preventive, alla "Minority Re-port", sono sempre molto efficaci: servono a mettere in difficoltà gli awersari, a galvanizzare i propri seguaci e a identificare un responsabile di eventuali defaillance. La scelta di Walter Veltroni è stata comunque quella di mantenere bassi i toni e alto il fair play. Una'opzione benvenuta e degna di una democrazia matura. Tuttavia, la difesa delle istituzioni e del corretto funzionamento democratico, a volte, necessitano anche di prese di posizioni forti. C'è comunque da augurarsi che queste asprezze siano solo il frutto di un nervosismo crescente tra le file del centro-destra e che l'esito del voto sia accettato serenamente senza sbandate ne forzature istituzionali.
IL SOLE 24 ORE 11.4.2008
Alla fine è possibile che queste elezioni si decidano al Sud. E sarebbe uno dei tanti paradossi di cui è costellata la vita politica italiana: gli elettori meridionali che danno la vittoria ad una coalizione, quella di Berlusconi, che contiene il partito - la Lega - che fa degli interessi del Nord la sua bandiera. Il fatto è che l'Italia elettorale è divisa grosso modo in tré parti: le regioni del Nord dove prevale nettamente il voto a destra (soprattutto nel Nord-est), le regioni del Centro (la ex zona rossa) dove prevale nettamente il voto a sinistra e le regioni meridionali (dal Lazio alla Sardegna) dove gli orientamenti di voto sono più incerti e più mobili.
Anche nelle altre zone ci sono elettori che da una elezione all'altra cambiano voto ma al Sud ce ne sono di più e soprattutto sono di più gli elettori capaci di cambiare non solo voto ma anche schieramento. Come ha ben dimostrato un sondaggio condotto nel 2006 in queste regioni da Tolomeo Studi e ricerche su un campione di umila elettori circa un terzo ha cambiato la propria scelta di voto rispetto al 2001.
Questa maggiore volatilità del voto meridionale èia ragione per cui il Sud è spesso decisivo. Il fenomeno si coglie bene nei grafici in pagina. Fu così anche nelle elezioni del 2006. Allora è stata l'Unione a beneficiarne. Alla Camera in questa area raccolse meno voti della Cdl (49,5 contro 50,1) ma molti di più di quanti nelle precedenti elezioni del 2001 avesse preso lo schieramento di centro-sinistra, anche allargato alla lista di Di Pietro che all'epoca correva per conto suo. Inoltre senza tener conto della Sicilia, da sempre rocca-forte del centro-destra al Sud, l'Unione raccolse complessivamente più voti della Cdl tanto da sopravanzarla in sette regioni su nove alla Camera. Quan- tn al ^pnatn InTmnno irincA il premio in 5 regioni su otto (il Molise ha un diverso sistema di voto). La Cdl vinse in Lazio (mentre alla Camera aveva preso meno voti dell'Unione) in Puglia e in Sicilia. Il buon rendimento dell'Unione al Sud, sommato al suo predominio nelle regioni del Centro e al suo recupero in quelle del Nord, le diedero una risicata maggioranza di voti alla Camera e una altrettanta risicata maggioranza di seggi al Senato. I sondaggi pubblicati prima del blackout hanno fotografato una situazione diversa da quella del 2006.
Le tendenze elettorali anche qui sono cambiate. E naturalmente è cambiata l'offerta politica: all'Unione e alla Cdl si sono sostituite le liste del I Pd/ldv e del Pdl/Mpa. La combinazione di nuova offerta politica e relativamente elevata mobilità elettorale potrebbe riservare delle sorprese. Però, se il voto del 13 aprile confermasse le tendenze radiografate durantè il mese di marzo la coalizione di Berlusconi dovrebbe essere avvantaggiata. Secondo le nostre stime, fatte sulla base dei voti del 2006 corretti secondo i I dati della media dei sondaggi di marzo, la lista Pdl/Mpa dovrebbe ottenere almeno un milione i di voti in più di quella di Veltroni. Nel 2006 invece la differenza tra Unione e Cdl fu di 100.000 voti a favore della Cdl su 16 milioni di voti validi.
Ma la vera partita si giocherà al Senato. Sulla base dei nostri calcoli, ma anche dei sondaggi fin qui pubblicati, rispetto al 2006 il Pdl potrebbe vincere in tutte le regioni tranne la Basilicata, da sempre rocca-forte del centro-sinistra al Sud, e la Calabria. Ma una cosa sono le stime e altra cosa i voti. Come si è detto il voto al Sud è ballerino. La mobilità dell'elettorato meridionale rende ancora più imprevedibile in questa area l'esito del voto. Qui ci sono quattro regioni in cui può succedere di tutto: Lazio, Abruzzi, Calabria e Sardegna. Solo con l'apertura delle urne il pomeriggio del 14 Aprile e l'estrazione delle schede si saprà l'esito della lotteria. Tanto più che nelle regioni meridionali peseranno in maniera sensibile due fattori la cui influenza è difficile stimare oggi: il tasso di affluenza alle urne e il ruolo dei "grandi elettori".
IL SOLE 24 ORE 5.4.08
D'ALIMONTE ROBERTO
Da "EUROPA" di mercoledì 9 aprile 2008
PAOLO NATALE
Eccoci alla seconda puntata del rapido check-up delle principali forze politiche in campo nelle prossime elezioni.
Cerchiamo qui di capire, ormai a pochi giorni dal voto, quale sia il loro stato di salute attuale e come potremo giudicare la loro effettiva performance elettorale, se positivamente o negativamente, sulla base delle aspettative attuali.
Prendiamo oggi in considerazione l`appeal de La Sinistra Arcobaleno, con Fausto Bertinotti candidato premier.
Il cartello elettorale che riunisce Rifondazione, Pdci e Verdi mostra un appeal, nelle ultime rilevazioni prima del blackout mediatico, compreso tra il 6 e 1`8 per cento degli elettori, nettamente inferiore alla somma dei voti ottenuti dai singoli partiti nelle precedenti politiche del 2006, dove aveva superato di poco il 10 per cento dei consensi.
Una flessione così significativa ha sostanzialmente due motivazioni. Da una parte la consueta difficoltà di tutte le forze politiche che si alleano a trattenere i singoli elettorati dei partiti che compongono l`alleanza: in assenza del proprio simbolo, si incrementa la defezione dalla lista unitaria.
D`altra parte la crisi di consensi .degli arcobaleni riflette una ulteriore difficoltà, proveniente in particolare dai passati votanti verdi, legata alla costituzione di un`alleanza che non pare particolarmente sentita. O meglio, che si avverte nei vertici delle diverse formazioni politiche ma appare poco gradita alla base elettorale.
Così quasi la metà dei verdi e un quarto circa dei due partiti comunisti opta per scelte alternative: o in direzione dell`astensionismo e di forze di protesta, oppurein direzione del Partito democratico, maggiormente in grado - secondo questi elettori -- di tener testa alla forze concorrenti di centrodestra.
Nel segreto dell`urna, si potrebbe inoltre registrare una possibile distorsione del voto causata dalla presenza sulla scheda di almeno due partiti che Si presentano con un simbolo di forte impatto emotivo (la falce e martello): la confusione generata nell`elettore può forse causare un`ulteriore riduzione del voto arcobaleno.
Dal punto di vista della presenza in parlamento di questa formazione, se alla camera non ci sono ovviamente problemi per il passaggio oltre la soglia del 4 per cento, sono molte le regioni in cui il superamento dello sbarramento dell`8 per cento è-a grosso rischio per la Sinistra Arcobaleno.
Tutto considerato, dunque, una sua performance complessiva superiore a118 per cento a livello nazionale potrebbe venir giudicata positivamente; giudizio sicuramente negativo in caso di un livello di consensi finale inferiore al 6 per cento.
di PAOLO NATALE
Iniziamo oggi, e ci accompagnerà per tutta la settimana, il checkup delle principali forze politiche in campo nelle prossime elezioni. Cercando di capire, a una settimana dal voto, prima di tutto quale sia il loro stato di salute attuale e, in seconda istanza, come potremo giudicare la loro effettiva performance elettorale, se positivamente o negativamente, sulla base delle più realistiche aspettative.
In questa prima puntata prenderò in considerazione 1'appeal de "La Destra" di Santanchè e Storace.
Domani sarà la volta della Sinistra Arcobaleno, seguita dai partiti della mini-coalizione capitanata da Berlusconi, per chiudere venerdì con quella che ha come candidato Veltroni.
Nell'ultima puntata, sabato prossimo, verranno infine presi in considerazione i cosiddetti indecisi e l'area del possibile astensionismo.
La Destra dunque vede un appeal, nelle ultime rilevazioni prima del black-out mediatico, compreso tra il 2 e il 3 per cento degli elettori. Tanto o poco? Dipende ovviamente dalle aspettative. Se lo confrontiamo con la somma delle forze di estrema destra che si erano presentate alle ultime elezioni, esse potevano contare su un bacino elettorale vicino all'uno e mezzo per cento. La sua performance attuale, quindi, raddoppierebbe quasi il livello dei precedenti consensi.
Ma certamente l'idea che stava alla base della formazione di questo inedito partito era quella di sottrarre molti consensi agli orfani di Alleanza Nazionale. Cosa che attualmente non pare riuscire, data l'elevata fedeltà degli elettori di Fini nei confronti del Popolo delle Libertà. Resta forse un dubbio, che riguarda la "presa in visione" della scheda elettorale: la presenza di un simbolo di forte impatto come quello della fiamma è possibile che riesca a convincere una parte significativa dell'antico elettorato di An, incrementando quindi i voti per la Destra.
Tutto considerato, una sua performance complessiva superiore al 3 per cento potrebbe venir salutata positivamente dai leader della nuova formazione; giudizio sicuramente negativo in caso di un livello di consensi finale inferiore al 2 per cento
EUROPA
Data 08-04-2008
ROMA (MF-DJ)--Giuseppe Pizza, segretario della Democrazia Cristiana, ha annunciato che il suo partito "rinuncera' a correre alle prossime elezioni".
Pizza, intervistato da Radio 24 ha spiegato di appartenere "ad un partito che ha sempre dimostrato senso dello Stato". Il Consiglio di Stato aveva riammesso la lista della Dc di Pizza alle elezioni, ma il Viminale, tramite l'Avvocatura dello Stato, ne ha chiesto la revoca, ricorrendo anche alla Cassazione per una pronuncia definitiva sulla giurisdizione in materia.
ANSA) - REGGIO EMILIA, 2 APR - La riammissione della Dc di Giuseppe Pizza, decisa dal Consiglio di Stato, potrebbe comportare un rinvio della data delle elezioni. A dirlo e' stato il ministro dell'Interno Giuliano Amato. Il ministro ha spiegato che, dopo il via libera del Consiglio di Stato, 'la decisione finale di merito deve essere ancora espressa dal Tar del Lazio'. L'eventuale rinvio del voto, ha precisato, 'spetta a chi ha fissato la data delle elezioni, quindi a Governo e Capo dello Stato'.